Visualizzazione post con etichetta Filosofia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Filosofia. Mostra tutti i post

mercoledì 27 maggio 2020

Utopia: un ideale pericoloso Step#19

In questo articolo andrò a spiegare come mai l'utopia e i suoi ideali sono pericolosi, e soprattutto come esse possono sfociare nel loro opposto, carico di dolore e ingiustizie.

La convinzione che gli esseri umani siano perfettibili porta inevitabilmente all’errore di voler progettare società esemplari per una specie che, in realtà, è manchevole. Non esiste un modo di vivere che sia migliore in assoluto perché esiste una grande varietà di stili di vita a cui le persone aspirano; non esiste “la società migliore”, ma solo una serie di modelli dettati dai vari aspetti della nostra natura.Molti degli esperimenti utopistici dell’Ottocento sono stati relativamente innocui: hanno coinvolto poche persone e non hanno avuto un reale potere economico e politico; se invece quest’ultimi ci fossero stati, i sognatori utopici si sarebbero trasformati in distopici assassini. Le persone agiscono in base a ciò che credono, e se si comincia a credere che l’unica cosa in grado di impedire a te, alla tua famiglia, alla tua etnia o alla tua religione di andare in paradiso sia qualche altra persona o qualche altro gruppo, allora quelle azioni non conoscono limiti. Dall’omicidio al genocidio, nel nome di convinzioni religiose o ideologiche, sono state uccise moltissime persone nella storia dei conflitti umani: dalle Crociate all’Inquisizione, dalla caccia alle streghe alle guerre religiose dei secoli passati, fino alle guerre mondiali, ai pogrom e ai genocidi novecenteschi.
Questa è la dimostrazione che pensieri utopici possono causare dolore e sofferenze

lunedì 25 maggio 2020

Volontà e dolore Step#18


Il filosofo contemporaneo di cui parlerò in questo articolo è il filosofo del dolore per eccellenza: Arthur Schopenhauer.

Schopenhauer ha una visione tragica e sconsolata della condizione umana e considera il mondo dominato da una forza irrazionale che è la volontà. La tesi principale di Schopenhauer è che la realtà sia costituita da una forza cieca presente ovunque, non riconducibile alla ragione, ossia la volontà. Egli identifica la realtà con la volontà.

La radice dell’infelicità umana sta nel fatto che la volontà in sé è infinita, ma si oggettiva in esseri finiti, i quali rappresentano quindi una forma inadeguata per la realizzazione di quella volontà infinita.
Ma la volontà continua a vivere negli esseri spingendoli ad una continua affermazione di sé, a una lotta di ciascuno contro tutti, e ogni atto che l’uomo compie non è altro che l’affermarsi di questa volontà (uomo:strumento della volontà).
La volontà non può mai soddisfare pienamente se stessa, quindi la nostra vita è essenzialmente dolore, poiché è mossa da un perenne stato di insoddisfazione. Quando un desiderio viene soddisfatto, si consegue uno stato di appagamento e di piacere, che non è altro un momento di breve durata e non uno stato stabile. Il piacere viene inteso quindi come cessazione del dolore. Quando un desiderio viene poi appagata termina con esso anche il piacere, e sorge dunque la noia, che è peggiore del dolore stesso. Schopenhauer afferma infatti che dei sette giorni della settimana, sei sono colmi di fatica e sudore, il settimo è noia. Infatti,riprendendo la sua citazione che ho inserito insieme al titolo del mio blog:



La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia.




sabato 2 maggio 2020

Il dolore nella filosofia moderna Step#12

In questo articolo andrò a trattare il tema del dolore nel pensiero moderno andando ad analizzare i concetti secondo i filosofi Cartesio e Spinoza.

Con Cartesio si abbandona la concezione metafisica del dolore, che trova nel cervello la sua sede. Il dolore, infatti, giunge attraverso i nervi da un'affezione periferica del corpo nel cervello. Corpo e anima per la prima volta sono nettamente separati dal punto di vista antropologico. Tuttavia, il dualismo cartesiano non impedisce l'unità di corpo e mente. Cartesio non deve essere associato alle teorie meccanicistiche che ignorano l'effetto della mente sul corpo. Il dolore, infatti, è un fenomeno che dimostra l'esistenza del corpo e la sua unione con la mente:


Non vi è nulla che la mia natura mi insegni in maniera più evidente che io ho un corpo, che sta male quando sento un dolore. [...] la natura mi insegna attraverso queste sensazioni di dolore, fame, sete ecc., che io non tanto mi trovo nel mio corpo come un marinaio si trova nella nave, ma che sono collegato a quello in modo strettissimo e quasi confuso, in maniera tale da costituire quasi una sola cosa con quello. Altrimenti, infatti, quando il mio corpo è colpito, io, che non sono nient'altro che una cosa che pensa, non sentirei perciò il dolore, ma afferrerei questa lesione col puro intelletto, come il marinaio percepisce con la vista se qualcosa si spezza nella nave.


L'anima, la cui essenza è il pensare, il ragionare e il provare emozioni, consente all'uomo di percepire il dolore in maniera diversa a seconda della sua disposizione. In una lettera alla principessa Elisabetta di Germania, affetta da febbre, Cartesio scrive:


La salute fisica e la presenza di oggetti gradevoli aiuta molto la mente, scacciando da essa tutte le emozioni che contribuiscono alla tristezza e aprendo la strada a quelle che favoriscono la gioia. Al contrario, quando la mente è piena di gioia, ciò aiuta molto a far sì che il corpo goda di una migliore salute.


Spinoza inserisce il dolore nell'ambito delle emozioni: è compreso nel concetto di tristitia, insieme al dolore psichico e associato al fenomeno della melanconia:


Vediamo quindi che la Mente può subire grandi cambiamenti, e passare ora da una certa perfezione ad una perfezione maggiore, e ora da una certa perfezione a una perfezione minore: e proprio queste passioni, o mutazioni della Mente, ci spiegano i sentimenti della Letizia e della Tristezza. Per Letizia, quindi, intenderò qui di seguito la passione per cagion della quale la Mente passa ad una perfezione maggiore; per Tristezza invece intenderò la passione per cagion della quale la Mente passa a una perfezione minore. Chiamerò poi Eccitazione, o Allegrezza, il sentimento della Letizia riferito insieme alla Mente e al Corpo; e chiamerò Dolore, o Melanconia, il sentimento della Tristezza riferito insieme alla Mente e al Corpo. Si deve però notare che l'Eccitazione e il Dolore si riferiscono all'Uomo quando una sola sua parte è interessata più delle altre da Letizia o da Tristezza, mentre l'Allegrezza e la Melanconia hanno luogo quando tutte le parti sono interessate in modo eguale.

Spinoza rompe con lo schema antagonistico, nel quale la ragione era assunta come specificazione essenziale dell'uomo in quanto animale razionale, e le passioni, in stretta connessione con gli impulsi tipicamente ferini, finivano per essere l'elemento perturbante; ciò che adombra la cristallina chiarezza della razionalità e il suo orientamento al bene, perciò erano da evitare, sottomettere, estirpare. Spinoza propone di comprendere l'umano in tutte le sue articolazioni e riconoscere che le passioni, anche quelle tristi o turpi, appartengono alla natura dell'uomo, unità inscindibile di mente e corpo.

Il mio preferito

Quaderni Step#06

Il primo testo che affronterò sono i "Quaderni" di Emil Cioran, scrittore rumeno naturalizzato francese.L'opera consta di un...

Consigliati