Cari lettori e care lettrici,
siamo giunti alla fine del mio percorso riguardante questo blog e... quanta strada abbiamo fatto! In questo ultimo post vorrei ripercorrere insieme a voi tutto quello che ho scritto sulla parola dolore.
Siamo partiti dall'etimologia italiana della parola per arrivare a una dimensione più "universale" trattando e tracciando le origini del termine anche in altre lingue come il cinese mandarino. In seguito abbiamo trattato della mitologia e partendo da una mia storia sulle ipotetiche origini del termine (La figlia perduta di Ares) abbiamo visto come il dolore fosse associato ,nella mitologia greca, a una divinità e , nella mitologia norrena, a un avvenimento importante: il Ragnarok. In seguito abbiamo discusso della relazione tra l'arte e il dolore analizzando le opere e parlando degli artisti del "dolore":
Frida Kahlo e Edvard Munch. Ho anche io provato a realizzare qualcosa di artistico riguardante la mia parola partendo dalla domanda "Cos'è per te il dolore?" ed ecco il risultato! Il mio blog ha anche trattato di filosofia, infatti il concetto di dolore è stato un cardine della riflessione da parte di molti filosofi sin da Platone fino ad arrivare all'epoca moderna, tra cui ricordiamo Cartesio, e anche nell'età contemporanea con uno dei più celebri filosofi di sempre: Arthur Schopenhauer (nonché il mio preferito da cui ho tratto un suo aforisma nel sottotitolo del mio blog).Un altro filone importante che ho trattato riguarda la letteratura.Abbiamo visto come il dolore sia presente in testi in prosa, come nello Zibaldone e nei Quaderni di Emil Cioran, e nei testi in versi, come nella poesia X Agosto di Pascoli.Il penultimo tema che ho trattato è stato il cinema e la tv. Il dolore è spesso presente nei film e nella fiction, in particolare ho deciso di condividere la scena tratta dal film "Il miglio verde" che per me lo rappresenta meglio, ma anche nelle pubblicità si tratta del dolore e in particolare del suo trattamento. E infine abbiamo parlato anche di attualità,discutendo del dolore del nostro paese durante questo periodo di pandemia e di come alcuni di questi fatti di cronaca vengono lucrati dalla televisione.Abbiamo anche parlato del ruolo della scienza nel combattere il dolore analizzando la figura dell'ingegnere biomedico e non dimentichiamoci anche delle osservazioni sullo sfruttamento del nostro pianeta che sono strettamente legate al dolore,sull'etica del dolore e dalle idee utopiche che in passato hanno portato tanto dolore. Ma abbiamo anche discusso di qualcosa di "meno serio" e ci siamo divertiti! Come dimenticare della mappa concettuale ,dell'abbecedario con aggettivi e concetti collegati al dolore e della mia serie tv con protagonisti me e i miei coinquilini!
Volevo ringraziarvi per avermi seguito fino a qui e per aver letto i miei articoli. Mi avete fatto sentire un mini-blogger! Grazie ancora di cuore e alla prossima!
Dario
"La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia." (Arthur Schopenhauer)
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sabato 6 giugno 2020
giovedì 4 giugno 2020
mercoledì 3 giugno 2020
Quarantena Step#22
TRAMA PRINCIPALE
Nell'anno 2020 tre ragazzi, Dario, Marco, Paolo, decidono di vedersi su Skype per consolare il loro amico Salvatore per via della morte di suo nonno. Durante la discussione il tema principale è il dolore e i ragazzi inizieranno a riflettere proprio su questo concetto.
Puntata #1
I quattro ragazzi si videochiamano su Skype e, dopo aver fatto le condoglianze a Salvatore, Dario inizia a chiedersi "cos'è il dolore?". Da qui inizierà la loro discussione. Marco spiega la sua etimologia ai ragazzi e fa notare anche come sia diversa nel resto del mondo. Paolo fa notare che il concetto di dolore è esistito anche in passato facendo riferimento a Algos,il dio greco del dolore. Dario, proprio su questo argomento, interviene raccontando di aver sentito di una storia che parlava di una figlia perduta di Ares chiamata Dolore. Nel frattempo in tv si sente una pubblicità di un antidolorifico. Mentre i ragazzi continuano a parlare di mitologia, interviene Daniele,il fratello di Dario, che incuriosito del discorso spiega ai ragazzi come il concetto è presente nella letteratura citando i Quaderni di Cioran e la famosa poesia X Agosto. Daniele poi si congeda, consigliando ai ragazzi di dare uno sguardo ai Dialoghi di Platone in cui il tema del dolore è uno dei principali.
Puntata #2
La puntata si apre con delle battute su Platone e su altri filosofi come Cartesio e Schopenhauer che vengono interrotte da Marco che ripensa alla scuola superiore e si chiede se avessimo studiato qualche artista del "dolore". Salvatore pensa subito a Edvard Munch , essendo stato il suo tema all'esame di maturità. Nel frattempo Dario chiede alla sua ragazza Barbara (appassionata di storia dell'arte) se conoscesse qualche dipinto riguardante il dolore e lei gli consiglia di vedere "La colonna rotta" di Frida Kahlo. I ragazzi si rendono effettivamente conto che il dolore è presente in ogni arte. Paolo, riprendendo il discorso delle superiori, fa notare ai ragazzi il film "Il miglio verde" ,che hanno visto con il loro professore di religione, e in particolare la scena finale in cui si nota il dolore della guardia carceraria nel dover giustiziare il condannato a morte. Nel frattempo Dario, vede in tv un servizio del Tg1 sul Covid-19 e fa riflettere i ragazzi del dolore dei medici,dei pazienti e dei loro parenti durante la pandemia.Ma Dario è così colpito che inizia spiegare ai ragazzi cosa vorrebbe fare da grande: l'ingegnere biomedico , per aiutare le persone a non sentire più dolore.
Puntata #3
L'ultima puntata inizia con Marco che manda un meme ai ragazzi riguardante una scena di un programma di Barbara D'Urso e Salvatore fa notare ai ragazzi come questi programmi "di cronaca" lucrano sul dolore delle altre persone. Paolo,nel frattempo, si chiede se il dolore derivi anche dallo sfruttamento del nostro pianeta e dall'inquinamento e ipotizza di un futuro con meno sprechi. Ma Dario un po' scettico afferma che questo futuro è un'utopia affermando che non esiste una società migliore. I ragazzi iniziano ad annoiarsi e Marco allora propone di giocare creando un abbecedario del dolore, e ogni giocatore a turno dovrà dire qualcosa sul dolore. Dopo aver giocato i ragazzi si salutano e dopo aver fatto notare a Salvatore che il dolore può essere anche positivo,facendo degli esempi etici, e che dopo questo brutto momento si riprenderà.
La puntata finisce con Salvatore che sorride e afferma di avere degli amici fantastici.
Nell'anno 2020 tre ragazzi, Dario, Marco, Paolo, decidono di vedersi su Skype per consolare il loro amico Salvatore per via della morte di suo nonno. Durante la discussione il tema principale è il dolore e i ragazzi inizieranno a riflettere proprio su questo concetto.
Puntata #1
I quattro ragazzi si videochiamano su Skype e, dopo aver fatto le condoglianze a Salvatore, Dario inizia a chiedersi "cos'è il dolore?". Da qui inizierà la loro discussione. Marco spiega la sua etimologia ai ragazzi e fa notare anche come sia diversa nel resto del mondo. Paolo fa notare che il concetto di dolore è esistito anche in passato facendo riferimento a Algos,il dio greco del dolore. Dario, proprio su questo argomento, interviene raccontando di aver sentito di una storia che parlava di una figlia perduta di Ares chiamata Dolore. Nel frattempo in tv si sente una pubblicità di un antidolorifico. Mentre i ragazzi continuano a parlare di mitologia, interviene Daniele,il fratello di Dario, che incuriosito del discorso spiega ai ragazzi come il concetto è presente nella letteratura citando i Quaderni di Cioran e la famosa poesia X Agosto. Daniele poi si congeda, consigliando ai ragazzi di dare uno sguardo ai Dialoghi di Platone in cui il tema del dolore è uno dei principali.
Puntata #2
La puntata si apre con delle battute su Platone e su altri filosofi come Cartesio e Schopenhauer che vengono interrotte da Marco che ripensa alla scuola superiore e si chiede se avessimo studiato qualche artista del "dolore". Salvatore pensa subito a Edvard Munch , essendo stato il suo tema all'esame di maturità. Nel frattempo Dario chiede alla sua ragazza Barbara (appassionata di storia dell'arte) se conoscesse qualche dipinto riguardante il dolore e lei gli consiglia di vedere "La colonna rotta" di Frida Kahlo. I ragazzi si rendono effettivamente conto che il dolore è presente in ogni arte. Paolo, riprendendo il discorso delle superiori, fa notare ai ragazzi il film "Il miglio verde" ,che hanno visto con il loro professore di religione, e in particolare la scena finale in cui si nota il dolore della guardia carceraria nel dover giustiziare il condannato a morte. Nel frattempo Dario, vede in tv un servizio del Tg1 sul Covid-19 e fa riflettere i ragazzi del dolore dei medici,dei pazienti e dei loro parenti durante la pandemia.Ma Dario è così colpito che inizia spiegare ai ragazzi cosa vorrebbe fare da grande: l'ingegnere biomedico , per aiutare le persone a non sentire più dolore.
Puntata #3
L'ultima puntata inizia con Marco che manda un meme ai ragazzi riguardante una scena di un programma di Barbara D'Urso e Salvatore fa notare ai ragazzi come questi programmi "di cronaca" lucrano sul dolore delle altre persone. Paolo,nel frattempo, si chiede se il dolore derivi anche dallo sfruttamento del nostro pianeta e dall'inquinamento e ipotizza di un futuro con meno sprechi. Ma Dario un po' scettico afferma che questo futuro è un'utopia affermando che non esiste una società migliore. I ragazzi iniziano ad annoiarsi e Marco allora propone di giocare creando un abbecedario del dolore, e ogni giocatore a turno dovrà dire qualcosa sul dolore. Dopo aver giocato i ragazzi si salutano e dopo aver fatto notare a Salvatore che il dolore può essere anche positivo,facendo degli esempi etici, e che dopo questo brutto momento si riprenderà.
La puntata finisce con Salvatore che sorride e afferma di avere degli amici fantastici.
martedì 2 giugno 2020
Dolore e etica Step#21
Il dolore si può considerare una malattia nella malattia in
quanto peggiora la vita della persona ammalata, con effetti negativi sul piano
fisico, psicologico, relazionale,quindi la cura del dolore è un dovere etico e un esempio di
buona pratica clinica.L’ascolto degli ammalati è di fondamentale importanza per capire qual è la dimensione del dolore, la sua
sopportabilità, i risvolti emotivi e relazionali e per decidere il tipo di trattamento.
Ma il dolore può anche avere aspetti positivi,infatti alcune esperienze dolorose ci fanno maturare,crescere e andare avanti.
venerdì 29 maggio 2020
Zibaldone Step#20
Il 5 Luglio 1822 Leopardi affida questa nota dello Zibaldone:
(...) perocchè l'uomo e il vivente non può essere privo della perfezione della sua esistenza, e quindi della sua felicità, senza patire, e senza infelicità. E tra la felicità e l'infelicità non v'è condizione di mezzo. Quella è il fine necessario,continuo e perpetuo di tutti gli atti esterni ed interni, e di tutta la vita dell'animale. Non ottenendolo, l'animale è infelice;
Dalla nota si ricavano alcuni concetti interessanti. Innanzitutto emerge un'idea di forte indissolubilità tra felicità e infelicità, tra patimento e felicità. È anzi la coscienza del dolore come componente ineliminabile dell'esistenza che consente anche solo l'immaginare o concepire la perfezione dell'esistenza. In secondo luogo, Leopardi sostiene che tra il polo basso dell'infelicità e del dolore e quello alto della felicità non esiste una gradazione di alternante, bensì una gradazione senza soluzione di continuità tra il minimo e il massimo ingrediente della medesima tastiera esistenziale. Ciò costituisce in un certo senso la premessa per la considerazione finale. Senza aver letto Schopenhauer, Leopardi sostiene che il dolore è nella mancata realizzazione del polo positivo, nella tendenza continuamente mortificata dell'animale-uomo alla pienezza del senso e della realizzazione del sè. Il mancato ottenimento, che è la frustrazione del non conseguire il polo positivo, ma il dover fare i conti con la componente del dolore, anticipa certe oscillazioni e movimenti pendolari che più tardi sarebbero stati appannaggio della filosofia negativa di Danzica ( sebbene in questo caso la dialettica oscillatoria prevede dall'altro polo quello della noia).
(...) perocchè l'uomo e il vivente non può essere privo della perfezione della sua esistenza, e quindi della sua felicità, senza patire, e senza infelicità. E tra la felicità e l'infelicità non v'è condizione di mezzo. Quella è il fine necessario,continuo e perpetuo di tutti gli atti esterni ed interni, e di tutta la vita dell'animale. Non ottenendolo, l'animale è infelice;
Dalla nota si ricavano alcuni concetti interessanti. Innanzitutto emerge un'idea di forte indissolubilità tra felicità e infelicità, tra patimento e felicità. È anzi la coscienza del dolore come componente ineliminabile dell'esistenza che consente anche solo l'immaginare o concepire la perfezione dell'esistenza. In secondo luogo, Leopardi sostiene che tra il polo basso dell'infelicità e del dolore e quello alto della felicità non esiste una gradazione di alternante, bensì una gradazione senza soluzione di continuità tra il minimo e il massimo ingrediente della medesima tastiera esistenziale. Ciò costituisce in un certo senso la premessa per la considerazione finale. Senza aver letto Schopenhauer, Leopardi sostiene che il dolore è nella mancata realizzazione del polo positivo, nella tendenza continuamente mortificata dell'animale-uomo alla pienezza del senso e della realizzazione del sè. Il mancato ottenimento, che è la frustrazione del non conseguire il polo positivo, ma il dover fare i conti con la componente del dolore, anticipa certe oscillazioni e movimenti pendolari che più tardi sarebbero stati appannaggio della filosofia negativa di Danzica ( sebbene in questo caso la dialettica oscillatoria prevede dall'altro polo quello della noia).
mercoledì 27 maggio 2020
Utopia: un ideale pericoloso Step#19
In questo articolo andrò a spiegare come mai l'utopia e i suoi ideali sono pericolosi, e soprattutto come esse possono sfociare nel loro opposto, carico di dolore e ingiustizie.
La convinzione che gli esseri umani siano perfettibili porta
inevitabilmente all’errore di voler progettare società esemplari per una specie
che, in realtà, è manchevole. Non esiste un modo di vivere che sia migliore in
assoluto perché esiste una grande varietà di stili di vita a cui le persone
aspirano; non esiste “la società migliore”, ma solo una serie di modelli
dettati dai vari aspetti della nostra natura. Molti degli esperimenti utopistici dell’Ottocento sono
stati relativamente innocui: hanno coinvolto poche persone e non hanno avuto un
reale potere economico e politico; se invece quest’ultimi ci fossero stati, i
sognatori utopici si sarebbero trasformati in distopici assassini. Le persone
agiscono in base a ciò che credono, e se si comincia a credere che l’unica cosa
in grado di impedire a te, alla tua famiglia, alla tua etnia o alla tua
religione di andare in paradiso sia qualche altra persona o qualche altro
gruppo, allora quelle azioni non conoscono limiti. Dall’omicidio al genocidio,
nel nome di convinzioni religiose o ideologiche, sono state uccise moltissime
persone nella storia dei conflitti umani: dalle Crociate all’Inquisizione,
dalla caccia alle streghe alle guerre religiose dei secoli passati, fino alle
guerre mondiali, ai pogrom e ai genocidi novecenteschi.
Questa è la dimostrazione che pensieri utopici possono causare dolore e sofferenze
lunedì 25 maggio 2020
Volontà e dolore Step#18
Il filosofo contemporaneo di cui parlerò in questo articolo è il filosofo del dolore per eccellenza: Arthur Schopenhauer.
Schopenhauer ha una visione tragica e sconsolata della
condizione umana e considera il mondo dominato da una forza irrazionale che è
la volontà. La tesi principale di Schopenhauer è che la realtà sia costituita
da una forza cieca presente ovunque, non riconducibile alla ragione, ossia la
volontà. Egli identifica la realtà con la volontà.
La radice dell’infelicità umana sta nel fatto che la volontà
in sé è infinita, ma si oggettiva in esseri finiti, i quali rappresentano
quindi una forma inadeguata per la realizzazione di quella volontà infinita.
Ma la volontà continua a vivere negli esseri spingendoli ad
una continua affermazione di sé, a una lotta di ciascuno contro tutti, e ogni
atto che l’uomo compie non è altro che l’affermarsi di questa volontà
(uomo:strumento della volontà).
La volontà non può mai soddisfare pienamente se stessa, quindi
la nostra vita è essenzialmente dolore, poiché è mossa da un perenne stato di
insoddisfazione. Quando un desiderio viene soddisfatto, si consegue uno stato
di appagamento e di piacere, che non è altro un momento di breve durata e non
uno stato stabile. Il piacere viene inteso quindi come cessazione del dolore.
Quando un desiderio viene poi appagata termina con esso anche il piacere, e
sorge dunque la noia, che è peggiore del dolore stesso. Schopenhauer afferma
infatti che dei sette giorni della settimana, sei sono colmi di fatica e
sudore, il settimo è noia. Infatti,riprendendo la sua citazione che ho inserito insieme al titolo del mio blog:
La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente
tra il dolore e la noia, passando per l'intervallo fugace, e per di più
illusorio, del piacere e della gioia.
lunedì 18 maggio 2020
L'abbecedario del dolore Step#17
A come Acuto
B come Blando
C come Cronico
D come Debole
E come Elevato
F come Fastidioso
G come Grave
H come Hypodermatidae
I come Interiore
L come Lancinante
M come Momentaneo
N come Nascosto
O come Opprimente
P come Pulsante
Q come Quarantena
R come Reumatico
S come Sopportabile
T come Terribile
U come Ustionante
V come Violento
Z come Zona
B come Blando
C come Cronico
D come Debole
E come Elevato
F come Fastidioso
G come Grave
H come Hypodermatidae
I come Interiore
L come Lancinante
M come Momentaneo
N come Nascosto
O come Opprimente
P come Pulsante
Q come Quarantena
R come Reumatico
S come Sopportabile
T come Terribile
U come Ustionante
V come Violento
Z come Zona
domenica 17 maggio 2020
Edvard Munch Step#16
Il mio "testimonial" sarà il celebre pittore norvegese Edvard Munch che nelle sue opere rappresentò tutto il suo dolore e le sue insicurezze.
Edvard Munch, norvegese di nascita, nasce nel 1863 a Loten,
un piccolo comune della contea di Hedmark, nell’entroterra della nazione
scandinava. Un luogo che gli segnò l’esistenza perché qui sin da bambino, il
pittore dovette combattere con due eventi che lo debilitarono nella psiche:
prima la morte di sua madre Laura durante la tenera età, poi la morte di sua
sorella Sofie per tubercolosi, durante la sua adolescenza. Due eventi che
sicuramente segnarono il modo di vedere il mondo attorno a sé dell’artista e le sue opere.
Due esempi della rappresentazione del suo dolore sono "La fanciulla malata" e "L'urlo":
La fanciulla malata, olio del 1885, in cui il
pittore racconta il dolore per la morte della sorella Sofie e la sofferenza
provata per la perdita della cara mamma, traslate sulla tela nelle figure della
ragazza a letto dal volto segnato dall’arrivo incombente della morte, e di sua
madre stanca e debilitata al suo capezzale.
Ed un anno più tardi dipinge l’Urlo.
Come scritto nella descrizione appuntata dallo stesso Munch
nel suo diario mentre era ricoverato presso l’ospedale di Nizza, il dipinto
racconta la scena precisa in cui il pittore fu colpito da un forte senso
di paura, sgomento e irrequietezza
mentre passeggiava in compagnia di due amici sul ponte di Nordstrand, un
piccolo paesotto nei pressi di Oslo, oggi inglobato alla città come quartiere.
Sul piano compositivo infatti è ben ravvisabile la figura dell’artista in primo
piano fermo sul ponte e dei due amici indefiniti nelle loro sagome scure sullo
sfondo.
venerdì 15 maggio 2020
Sviluppo Step#15
In uno scenario futuro penso che il dolore può essere legato al concetto dello sviluppo.
Prendendo in analisi il libro "Rapporto sui limiti dello sviluppo", che predice le conseguenze dell'aumento della popolazione sull'ecosistema e sulla stessa sopravvivenza della specie umana, il dolore è causato dalle varie crisi dovuti ad alcuni scenari. Facciamo un esempio: nel primo scenario si osserva un crisi delle risorse non rinnovabili sostituite da quelle non rinnovabili (petrolio,carbone,etc) che porterà al secondo scenario: la crisi dell'inquinamento. Esso causerà sicuramente dei danni sia all'uomo che alla natura,infatti incrementerà il dolore dell'uomo intaccando la sua salute fisica ma anche contribuirà alla sterilizzazione del suolo,disturbando l'equilibrio naturale e causando carestie che colpiranno l'uomo direttamente.
In conclusione penso che nello sviluppo l'uomo debba essere molto più cauto per evitare il dolore, rispettando e non sfruttando il nostro pianeta che, come sappiamo, non possiede risorse infinite.
Prendendo in analisi il libro "Rapporto sui limiti dello sviluppo", che predice le conseguenze dell'aumento della popolazione sull'ecosistema e sulla stessa sopravvivenza della specie umana, il dolore è causato dalle varie crisi dovuti ad alcuni scenari. Facciamo un esempio: nel primo scenario si osserva un crisi delle risorse non rinnovabili sostituite da quelle non rinnovabili (petrolio,carbone,etc) che porterà al secondo scenario: la crisi dell'inquinamento. Esso causerà sicuramente dei danni sia all'uomo che alla natura,infatti incrementerà il dolore dell'uomo intaccando la sua salute fisica ma anche contribuirà alla sterilizzazione del suolo,disturbando l'equilibrio naturale e causando carestie che colpiranno l'uomo direttamente.
In conclusione penso che nello sviluppo l'uomo debba essere molto più cauto per evitare il dolore, rispettando e non sfruttando il nostro pianeta che, come sappiamo, non possiede risorse infinite.
mercoledì 13 maggio 2020
Cronaca Step#14
Il dolore nella cronaca è sempre presente. Un omicidio,un attentato, un suicidio. Qualunque sia la notizia il dolore è sempre insidiato lì: il dolore di una famiglia, il dolore di chi ha subito una violenza, o il dolore di chi compie un atto suicida.
In Italia c'è anche chi lucra su questo argomento come ad esempio programmi tv quali "La vita in diretta", "Domenica In" e "Pomeriggio Cinque" che spesso sono veri e propri minestroni: non limitati alla cronaca nera, ma anche alla cronaca rosa, alle notizie di costume e alle frivolezze. Durante le puntate, lutto e sorriso si alternano rapidamente, rivelando la totale mancanza di un coinvolgimento reale nei drammi delle vittime. Il dolore viene sfruttato con assoluta superficialità.
In Italia c'è anche chi lucra su questo argomento come ad esempio programmi tv quali "La vita in diretta", "Domenica In" e "Pomeriggio Cinque" che spesso sono veri e propri minestroni: non limitati alla cronaca nera, ma anche alla cronaca rosa, alle notizie di costume e alle frivolezze. Durante le puntate, lutto e sorriso si alternano rapidamente, rivelando la totale mancanza di un coinvolgimento reale nei drammi delle vittime. Il dolore viene sfruttato con assoluta superficialità.
Come contrastare questi baracconi televisivi? Semplicemente,
con un atteggiamento attivo e non passivo riguardo all’informazione. Con
Internet possiamo svolgere ricerche di notizie selezionate da fonti autorevoli
e quanto più imparziali possibili, come l’ANSA e le agenzie internazionali, e
leggere opinioni di giornalisti veri. Possiamo confrontare e studiare i dati
sui fenomeni, trovare le definizioni dei termini che non conosciamo,
approfondire i concetti e infine formarci un’opinione sulla realtà di oggi
supportata dai fatti.Distinguere la realtà dallo spettacolo,in modo razionale,per arrivare ad un’informazione seria ed
approfondita, è l’unico modo per comprendere davvero il mondo in cui viviamo,
ma soprattutto per onorare
e rispettare il dolore di parenti e sopravvissuti e la memoria di chi non c’è
più.
L'ingegnere biomedico: la scienza contro il dolore Step#13
Chi è innanzitutto l'ingegnere biomedico?
L'ingegnere biomedico coniuga le conoscenze relative ai
metodi e gli strumenti propri dell'ingegneria con le competenze tipiche
dell'ambito della medicina e della biologia. L'ingegnere biomedico fornisce la
propria collaborazione a partire dalla fase di studio del problema
medico-biologico, in modo da poter avere una visione globale completa e non
presentata a posteriori da medici o biologi. Per questo motivo la preparazione
dell'ingegnere biomedico può comprendere conoscenze di anatomia, biologia,
fisiologia, patologia; oltre ovviamente alle conoscenze ingegneristiche
tradizionali quali matematica, fisica, meccanica, chimica, energetica,
elettronica, informatica e gestionale.
L'ingegnere biomedico progetta:
- apparecchiature
elettromedicali per la diagnosi, la terapia e la riabilitazione
- organi
artificiali e protesi
- bioreattori
- Sistemi
informativi dedicati alla sanità e alla telemedicina
Quindi l'ingegnere biomedico è in prima linea insieme a medici quali i fisioterapisti per aiutare ad attenuare il dolore del paziente e a curarlo tramite strumenti e un'adeguata riabilitazione.
Spero di diventarlo anche io un giorno...
sabato 2 maggio 2020
Il dolore nella filosofia moderna Step#12
In questo articolo andrò a trattare il tema del dolore nel pensiero moderno andando ad analizzare i concetti secondo i filosofi Cartesio e Spinoza.
Con Cartesio si abbandona la concezione metafisica del dolore, che trova nel cervello la sua sede. Il dolore, infatti, giunge attraverso i nervi da un'affezione periferica del corpo nel cervello. Corpo e anima per la prima volta sono nettamente separati dal punto di vista antropologico. Tuttavia, il dualismo cartesiano non impedisce l'unità di corpo e mente. Cartesio non deve essere associato alle teorie meccanicistiche che ignorano l'effetto della mente sul corpo. Il dolore, infatti, è un fenomeno che dimostra l'esistenza del corpo e la sua unione con la mente:
L'anima, la cui essenza è il pensare, il ragionare e il provare emozioni, consente all'uomo di percepire il dolore in maniera diversa a seconda della sua disposizione. In una lettera alla principessa Elisabetta di Germania, affetta da febbre, Cartesio scrive:
Spinoza inserisce il dolore nell'ambito delle emozioni: è compreso nel concetto di tristitia, insieme al dolore psichico e associato al fenomeno della melanconia:
Con Cartesio si abbandona la concezione metafisica del dolore, che trova nel cervello la sua sede. Il dolore, infatti, giunge attraverso i nervi da un'affezione periferica del corpo nel cervello. Corpo e anima per la prima volta sono nettamente separati dal punto di vista antropologico. Tuttavia, il dualismo cartesiano non impedisce l'unità di corpo e mente. Cartesio non deve essere associato alle teorie meccanicistiche che ignorano l'effetto della mente sul corpo. Il dolore, infatti, è un fenomeno che dimostra l'esistenza del corpo e la sua unione con la mente:
Non vi è nulla che la mia natura mi insegni in maniera più
evidente che io ho un corpo, che sta male quando sento un dolore. [...] la
natura mi insegna attraverso queste sensazioni di dolore, fame, sete ecc., che
io non tanto mi trovo nel mio corpo come un marinaio si trova nella nave, ma
che sono collegato a quello in modo strettissimo e quasi confuso, in maniera
tale da costituire quasi una sola cosa con quello. Altrimenti, infatti, quando
il mio corpo è colpito, io, che non sono nient'altro che una cosa che pensa,
non sentirei perciò il dolore, ma afferrerei questa lesione col puro
intelletto, come il marinaio percepisce con la vista se qualcosa si spezza
nella nave.
L'anima, la cui essenza è il pensare, il ragionare e il provare emozioni, consente all'uomo di percepire il dolore in maniera diversa a seconda della sua disposizione. In una lettera alla principessa Elisabetta di Germania, affetta da febbre, Cartesio scrive:
La salute fisica e la presenza di oggetti gradevoli aiuta
molto la mente, scacciando da essa tutte le emozioni che contribuiscono alla
tristezza e aprendo la strada a quelle che favoriscono la gioia. Al contrario,
quando la mente è piena di gioia, ciò aiuta molto a far sì che il corpo goda di
una migliore salute.
Spinoza inserisce il dolore nell'ambito delle emozioni: è compreso nel concetto di tristitia, insieme al dolore psichico e associato al fenomeno della melanconia:
Vediamo quindi che la Mente può subire grandi cambiamenti, e
passare ora da una certa perfezione ad una perfezione maggiore, e ora da una
certa perfezione a una perfezione minore: e proprio queste passioni, o
mutazioni della Mente, ci spiegano i sentimenti della Letizia e della
Tristezza. Per Letizia, quindi, intenderò qui di seguito la passione per cagion
della quale la Mente passa ad una perfezione maggiore; per Tristezza invece
intenderò la passione per cagion della quale la Mente passa a una perfezione
minore. Chiamerò poi Eccitazione, o Allegrezza, il sentimento della Letizia
riferito insieme alla Mente e al Corpo; e chiamerò Dolore, o Melanconia, il
sentimento della Tristezza riferito insieme alla Mente e al Corpo. Si deve però
notare che l'Eccitazione e il Dolore si riferiscono all'Uomo quando una sola
sua parte è interessata più delle altre da Letizia o da Tristezza, mentre
l'Allegrezza e la Melanconia hanno luogo quando tutte le parti sono interessate
in modo eguale.
Spinoza rompe con lo schema antagonistico, nel quale la
ragione era assunta come specificazione essenziale dell'uomo in quanto animale
razionale, e le passioni, in stretta connessione con gli impulsi tipicamente
ferini, finivano per essere l'elemento perturbante; ciò che adombra la cristallina
chiarezza della razionalità e il suo orientamento al bene, perciò erano da
evitare, sottomettere, estirpare. Spinoza propone di comprendere l'umano in
tutte le sue articolazioni e riconoscere che le passioni, anche quelle tristi o
turpi, appartengono alla natura dell'uomo, unità inscindibile di mente e corpo.
lunedì 27 aprile 2020
Il dolore durante la pandemia Step#11
Dolore e sofferenza sono durante questa pandemia,purtroppo, all'ordine del giorno. I sintomi del Covid-19 causano un dolore fisiologico e psicologico davvero lancinante, infatti si presenta come un'influenza ma molto più amplificata causando frequentemente difficoltà respiratorie e polmoniti gravi che mettono a dura prova il malato che deve resistere ogni giorno.
Non dimentichiamoci inoltre del dolore dei familiari di chi ha contratto il Covid che non possono vedere il malato né (nel peggiore dei casi) organizzare il funerale per dargli un ultimo saluto.
Al dolore dei malati si unisce anche il dolore dei medici,i nostri angeli custodi, che ogni giorno lavorano per più di dodici ore di fila senza quasi riposo indossando tute protettive e utilizzando materiali chimici per disinfettare che a lungo andare rovinano la pelle.Inoltre non oso immaginare le loro sensazioni quando devono intubare o mandare in terapia intensiva dei ragazzi che fino a qualche giorno prima erano al massimo delle loro forze e adesso sono in bilico tra la vita e la morte...
![]() |
| La foto che ha fatto il giro del mondo di un'infermiera che si riposa dopo un turno lunghissimo |
In questi tempi duri bisogna confidare nel lavoro che sta facendo il nostro governo e rispettare le precauzioni, in modo tale che questo capitolo buio della nostra storia finisca presto.
Stiamo a casa.
Grazie.
Grazie.
sabato 18 aprile 2020
Il dolore nel cinema Step#10
Scena tratta dal film "Il miglio verde".
Questa è la scena a mio parere più emozionante del film in cui possiamo percepire empaticamente il dolore sia di John Coffey (il condannato) che di Paul Edgecombe (la guardia carceraria) il quale dovrà dare l'ordine,a suo malgrado, di giustiziarlo.
sabato 11 aprile 2020
"La colonna rotta" di Frida Kahlo Step#09
"La colonna rotta" è una tela che Frida Kahlo
(definita "L'artista del dolore") realizzò nel 1944, ed è attualmente
conservata a Milano.L'artista messicana sperimentò tipi diversi di dolore
durante la sua vita: fin da piccola, infatti, soffriva di Spina Bifida (una
malformazione della colonna vertebrale) e le condizioni di salute peggiorarono
quando a 18 anni rimase coinvolta in un grave incidente causato da un autobus
sul quale Frida viaggiava, che la costrinse a rimanere a letto per svariati
anni col busto ingessato.Durante questo periodo di continue sofferenze, Frida
realizzò molti autoritratti: aveva infatti affermato: "Dipingo me stessa
perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio".Tra
questi numerosi dipinti abbiamo "La colonna rotta", nel quale Frida
si raffigura nuda in primo piano, aperta a metà e tenuta insieme solo dalle
fasce del corsetto, realizzando la propria colonna vertebrale (danneggiata
dall'incidente) come una colonna ionica scanalata e frammentata in più punti.Inoltre
il suo corpo è costellato di chiodi, uno più grande all'altezza del cuore: uno
dei suoi dolori più grandi fu infatti il tradimento che subì dal marito Diego
Rivera.Dietro la figura in primo piano si scorge un paesaggio desolato e pieno
di spaccature, come a simboleggiare un dolore fisico ed emotivo (interiore ed
esteriore), che influenza ed è influenzato dalla realtà del suo tempo e dal
ruolo che in quegli anni ancora aveva la donna (ridotto alle sole mansioni
domestiche) nella società che la circondava.
domenica 5 aprile 2020
venerdì 27 marzo 2020
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